"Se finirà, andremo a comprarlo in India" scherza ma non troppo Francesco Menichetti, direttore del reparto di malattie infettive all'ospedale universitario di Pisa. Quel paese ha infatti la licenza per produrre e distribuire il remdesivir ai paesi poveri. O a quelli in stato di necessità. Fra i quali potrebbe rientrare l'Italia.
C'è già un razionamento?
"No, finora l'abbiamo sempre dato ai pazienti che ne avevano bisogno. Stiamo utilizzando anche le dosi avanzate dalla sperimentazione dei mesi scorsi. Ma non potremo andare avanti a lungo".
Qual è la procedura per ottenere il farmaco?
"L'Aifa ha creato una scorta nazionale, che ha suddiviso fra le regioni. Noi, quando abbiamo bisogno, presentiamo all'Aifa una richiesta nominale per ciascun paziente. Se la richiesta viene accettata, andiamo a prendere il farmaco nel deposito regionale".
Quali pazienti hanno bisogno del remdesivir?
"I criteri di utilizzo sono restrittivi, e anche l'efficacia del farmaco è modesta. Il remdesivir è indicato per i pazienti ricoverati che hanno bisogno di ossigeno, ma solo con la maschera. Non si è rivelato utile per i pazienti meno gravi, quelli che riescono a respirare da soli. Né su quelli più gravi, che hanno bisogno di ventilazione invasiva o dell'intubazione. In tutto, viene usato sul 30% dei ricoverati. Da noi se ne richiedono 3 o 4 cicli al giorno".
Cosa intende per cicli?
"Ogni ciclo è composto da sei fiale per endovena. Se ne somministrano due il primo giorno e una nei quattro giorni successivi. In tutto sei per ogni paziente".
Quanto potrete andare avanti?
"Abbiamo ancora diverse confezioni avanzate dalla sperimentazione, ma non so quanto dureranno. So che all'Italia sono state promesse 17mila fiale entro ottobre e altre 20mila entro novembre. Spero si faccia presto".